Cybertruffe in evoluzione, QR Code contraffatti e like che nascondono insidie

I #cybercriminali stanno affinando sempre più le loro tecniche, sfruttando abitudini digitali e #vulnerabilità umane per sottrarre dati personali e orchestrare #truffe mirate. Tra le minacce più insidiose ci sono i QR Code contraffatti e le truffe dei “like”, ma non mancano #attacchi più sofisticati come i Bec (Business E-mail Compromise), conosciuti anche come “truffa del CEO”, in cui i criminali si spacciano per dirigenti aziendali inducendo i dipendenti a trasferire fondi o condividere informazioni riservate. L’Osservatorio Cyber di Crif segnala come, nei primi sei mesi del 2025, gli alert per esposizione di dati online abbiano raggiunto 1,15 milioni sul dark web e 33.700 sull’open web, con quest’ultimo in crescita del 43% rispetto al secondo semestre 2024. Gli attacchi diventano sempre più complessi grazie all’uso di strumenti basati sull’intelligenza artificiale, come deepfake, voice phishing e malware generati da AI, che consentono di creare contenuti iperrealistici e inganni personalizzati, difficili da riconoscere e contrastare.

Per quanto riguarda i contesti in cui i dati circolano, le #username rubate sul dark web sono maggiormente associate a portali di offerte di lavoro e siti di news (42%), seguiti dai social network (17,5%) e da siti Internet generici (12,9%). Seguono account legati a servizi finanziari (8,8%), enti pubblici e istituzioni (6,3%) e siti di e-commerce (3,9%). Le credenziali sottratte vengono utilizzate per accedere abusivamente agli account delle vittime, usare servizi in modo illecito, inviare richieste di denaro o link di phishing e diffondere malware o ransomware per estorcere denaro. Fondamentale è il “fattore umano”: disattenzione, password deboli o riutilizzate su più account restano tra le cause principali dei furti. Per quanto riguarda gli account e-mail esposti, il 90,2% riguarda utenti privati, mentre il 9,8% account business, a indicare che sebbene gli utenti privati restino un bersaglio primario, le aziende stanno diventando sempre più obiettivi degli attacchi informatici.

In Italia, l’Osservatorio Crif segnala un aumento degli alert sull’open web: complessivamente, il 36,4% degli utenti ha ricevuto almeno un avviso nel primo semestre 2025, di cui l’86,7% riferito a dati sul dark web e il 13,5% sul web pubblico. Le fasce d’età più coinvolte sono i 51-60 anni (26,7%), seguiti dai 41-50 e dagli over 60 (25,6% ciascuno), con una prevalenza di uomini (64,8%). Le regioni con più persone allertate sono Lazio (17,1%), Lombardia (14,7%), Sicilia (9,3%) e Campania (7,9%), mentre in proporzione gli abitanti di Molise, Piemonte, Umbria e Valle d’Aosta ricevono più alert. Tra i dati più rilevati sull’open web ci sono l’e-mail (51,6%) e il codice fiscale (43,8%), seguiti da numero di telefono (2,2%), username (1,3%) e indirizzo (1%), con una minima presenza di Iban (0,1%). L’insieme di questi dati consente ai criminali di costruire profili dettagliati e condurre attacchi sempre più mirati, rendendo cruciale l’adozione di strumenti di protezione avanzati e un’attenzione costante alla propria identità digitale.

VUOI APPROFONDIRE I TEMI DI QUESTO ARTICOLO?

Continua a leggere:

Google Search Live arriva in Italia e rivoluziona la ricerca tra voce e immagini

La #ricerca online, così come l’abbiamo conosciuta per oltre vent’anni, inizia a trasformarsi in qualcosa di molto diverso. Non più solo parole digitate in una barra, ma domande pronunciate ad alta voce e immagini condivise in tempo reale. Con l’arrivo anche in Italia di #GoogleSearchLive, Google accelera su un modello di ricerca sempre più conversazionale, visivo e contestuale, segnando un passaggio chiave nell’evoluzione dell’interazione tra utenti e intelligenza artificiale. Dopo una prima presentazione al Google I/O 2025 e un lancio iniziale limitato agli Stati Uniti, la funzione viene ora estesa a livello globale, raggiungendo oltre 200 paesi. In Italia è

Leggi Tutto »

Non solo ChatGPT: Gemini, Copilot, Claude e Perplexity a confronto

Il dominio di #ChatGPT resta evidente, ma non più incontrastato. I numeri più recenti di StatCounter indicano che il servizio di #OpenAI continua a detenere tra il 64% e l’80% del mercato globale, con segnali però di rallentamento nelle nuove iscrizioni. Nel frattempo, si fanno spazio concorrenti sempre più strutturati, capaci di ritagliarsi nicchie precise grazie a funzioni mirate e integrazioni strategiche. Tra le alternative più solide emergono #Google #Gemini, Microsoft #Copilot, #Perplexity AI e #Claude. Non si tratta di semplici repliche: ciascuno di questi strumenti interpreta l’intelligenza artificiale in modo diverso, puntando su ambiti specifici come produttività, ricerca o

Leggi Tutto »

“Sono io, mandami soldi”. Boom di truffe su WhatsApp, come riconoscerle

Arriva da un nome che conosci, magari salvato in rubrica da anni, e proprio per questo non sembra pericoloso. Un #messaggio semplice, diretto, spesso urgente: “mi serve un aiuto”, “puoi votare?”, “mi presti dei soldi?”. È così che oggi passano alcune delle #truffe più efficaci, e il terreno privilegiato è #WhatsApp, diventata negli ultimi anni uno degli strumenti più sfruttati dai criminali digitali. A dirlo è anche il report di Revolut, che colloca l’app tra le principali #piattaforme utilizzate per frodi online, seconda solo a #Facebook. Il meccanismo è tanto semplice quanto insidioso, perché non punta sulla tecnologia ma sulla

Leggi Tutto »

Svolta storica: Meta e Google responsabili dei rischi social per i giovani

C’è un momento in cui una #tecnologia smette di essere percepita come neutra e inizia a essere interrogata per ciò che provoca. È esattamente quello che è accaduto il 25 marzo 2026, quando una giuria della California ha stabilito che #Meta e #Google non possono più sottrarsi alle conseguenze del modo in cui hanno costruito le loro #piattaforme. Non i contenuti, dunque, ma l’architettura stessa dei social finisce sotto accusa: un sistema progettato per trattenere, stimolare, agganciare, anche quando dall’altra parte dello schermo ci sono adolescenti. A rendere concreta questa svolta è la vicenda di Kaley, oggi ventenne, che ha

Leggi Tutto »

Vuoi un riferimento unico per la digitalizzazione della tua azienda?