L’#ecommerce in Italia continua a crescere e ormai non rappresenta più soltanto un’alternativa ai #negozi tradizionali, ma uno dei motori principali dell’economia digitale del Paese. Nel 2025 il #commercioonline ha raggiunto un valore complessivo di oltre 90 miliardi di euro, segnando una crescita del 6% rispetto all’anno precedente e confermando come le abitudini di acquisto degli italiani siano cambiate in modo ormai strutturale. Comprare online non significa più semplicemente ordinare un prodotto da casa, ma vivere un’esperienza sempre più personalizzata, immediata e costruita intorno alle preferenze del #consumatore. A trainare il mercato restano soprattutto viaggi e turismo, che da soli superano i 22 miliardi di euro di valore online, seguiti dai grandi marketplace digitali e dal settore del tempo libero. Ma anche moda, alimentare e intrattenimento continuano a consolidare il loro peso, dimostrando che praticamente ogni ambito dei consumi è stato trasformato dalla dimensione digitale. Dietro questa crescita c’è però un cambiamento ancora più profondo: l’ingresso sempre più massiccio dell’intelligenza artificiale nel commercio online. Se fino a pochi anni fa l’AI sembrava una tecnologia sperimentale, oggi sta diventando il cuore operativo di molte piattaforme ecommerce. Le aziende la utilizzano per creare automaticamente descrizioni dei prodotti, ottimizzare i contenuti per i motori di ricerca, tradurre cataloghi in più lingue, analizzare dati di vendita e gestire il servizio clienti attraverso chatbot e assistenti virtuali. L’obiettivo è rendere l’esperienza d’acquisto più veloce, fluida e personalizzata, fino al punto di anticipare desideri e bisogni del consumatore ancora prima che vengano espressi. È il passaggio verso un ecommerce sempre più “intelligente”, dove gli algoritmi non si limitano a suggerire prodotti, ma costruiscono vere e proprie relazioni digitali con gli utenti. Le aziende italiane stanno investendo molto in questa direzione, anche se non mancano le difficoltà. Molti operatori segnalano infatti l’incertezza nella scelta dei partner tecnologici più adatti e soprattutto la difficoltà nel misurare concretamente il ritorno economico degli investimenti in intelligenza artificiale. Nonostante questo, la priorità rimane migliorare prestazioni dei siti, velocità, tecnologie e customer experience, perché oggi il successo di un ecommerce si gioca sempre di più sulla qualità dell’esperienza offerta all’utente. Anche il marketing digitale sta cambiando rapidamente. Il Search Engine Marketing resta la voce principale degli investimenti, ma il suo peso sta diminuendo a causa dell’aumento dei costi delle keyword e della crescente concorrenza online. In parallelo cresce l’importanza dei social network come strumenti commerciali veri e propri. Instagram si conferma la piattaforma considerata più efficace dalle aziende, grazie alla capacità di trasformare immagini, video e influencer in canali diretti di vendita, mentre YouTube e WhatsApp Business stanno assumendo un ruolo sempre più centrale nella relazione con i clienti. Più altalenante invece la percezione di TikTok, che divide le aziende tra chi lo considera un’opportunità strategica e chi fatica ancora a trasformarne la viralità in vendite concrete. Guardando al futuro, il commercio digitale sembra destinato a diventare ancora più automatizzato e predittivo. I trend previsti per il 2026 parlano di modelli AI capaci di personalizzare offerte e contenuti in tempo reale, customer service conversazionali sempre più evoluti e sistemi in grado di prevenire l’abbandono dei clienti attraverso comunicazioni automatiche e contestuali. Si affaccia anche il concetto di “agentic commerce”, cioè un ecommerce gestito in parte da agenti intelligenti autonomi che potrebbero occuparsi direttamente della relazione con il cliente, degli ordini e perfino delle decisioni d’acquisto. Parallelamente crescerà l’automazione nella logistica e nella gestione delle scorte, con magazzini sempre più intelligenti e filiere ottimizzate dagli algoritmi. L’espansione internazionale rappresenta un altro fronte strategico per le aziende italiane. I mercati europei restano i principali punti di riferimento, con Germania, Francia e Spagna in testa tra le destinazioni più presidiate dagli ecommerce italiani, mentre fuori dall’Europa gli Stati Uniti continuano a essere il mercato extraeuropeo più interessante. Tutto questo racconta un cambiamento ormai irreversibile: l’ecommerce non è più soltanto un canale aggiuntivo di vendita, ma un ecosistema complesso in cui tecnologia, dati, marketing e intelligenza artificiale si intrecciano per ridefinire il modo stesso di consumare. E mentre gli utenti cercano esperienze sempre più rapide e personalizzate, le aziende si trovano davanti a una nuova sfida: capire fino a che punto automatizzare il rapporto con il cliente senza perdere il valore umano della relazione commerciale.

Cyber risk e contratti ICT: come la NIS2 trasforma le clausole penali in strumenti di controllo e accountability
L’entrata in vigore della Direttiva #NIS2 e il suo recepimento in Italia attraverso il D.Lgs. 138/2024 stanno modificando profondamente il modo in cui le organizzazioni affrontano la #cybersecurity. Le nuove regole non si limitano a richiedere misure tecniche più efficaci, ma impongono una gestione del rischio continua e strutturata, che coinvolge anche i rapporti con fornitori e partner tecnologici. Negli ultimi anni le imprese hanno affidato a soggetti esterni attività sempre più strategiche, come la gestione di servizi cloud, lo sviluppo software, l’amministrazione dei sistemi informatici e la conservazione dei #dati. Di conseguenza, la sicurezza non può più essere considerata


