Solo il 5% lavora nel digitale, Italia terzultima in Europa per numero di esperti tecnologici

Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione continuano a rappresentare uno dei settori più dinamici del mercato del lavoro europeo. Secondo gli ultimi dati diffusi da Eurostat, nel 2025 gli specialisti #ICT impiegati nell’Unione europea hanno raggiunto quota 10,45 milioni, pari al 5% dell’occupazione complessiva. Un dato che conferma una crescita costante nel corso degli ultimi dieci anni, anche se con un ritmo meno sostenuto rispetto al periodo immediatamente successivo alla pandemia.

Nel 2015 gli specialisti ICT rappresentavano infatti il 3,5% degli #occupati #europei, mentre oggi la loro quota è salita al 5%. Ancora più significativo l’aumento del numero complessivo di lavoratori del settore, cresciuto del 59,4% nell’arco di dieci anni. Si tratta di una progressione nettamente superiore a quella registrata dall’occupazione totale nell’Unione europea, aumentata nello stesso periodo del 9,8%.

Dopo gli incrementi particolarmente marcati registrati nel 2020 e nel 2021, quando la digitalizzazione accelerata dall’emergenza sanitaria aveva fatto impennare la domanda di #competenze #tecnologiche, la crescita ha rallentato gradualmente. Nonostante ciò, Eurostat evidenzia come il settore continui a mostrare una notevole capacità di resistere alle oscillazioni economiche, confermando il ruolo strategico delle professioni digitali all’interno delle economie europee.

Guardando ai singoli Paesi emergono però differenze significative. La Svezia si conferma al primo posto per incidenza degli specialisti ICT sul totale degli occupati, con una quota dell’8,9%. Seguono il Lussemburgo, che raggiunge l’8,7%, e la Finlandia con il 7,8%. Questi dati evidenziano come i Paesi del Nord Europa continuino a investire con decisione nello sviluppo delle competenze digitali e nell’innovazione tecnologica.

All’estremo opposto della classifica si collocano Grecia, Romania e Italia. Il nostro Paese registra una quota di specialisti ICT pari al 3,8% degli occupati, risultando il terzultimo nell’Unione europea. Un dato che evidenzia un ritardo strutturale nella diffusione delle competenze digitali e nella capacità di attrarre professionisti altamente qualificati in un settore sempre più centrale per la competitività economica.

Se si guarda invece ai valori assoluti, il primato spetta alla Germania, che con circa 2,3 milioni di specialisti ICT impiega oltre un quinto dell’intera forza lavoro digitale europea. Un risultato legato sia alle dimensioni dell’economia tedesca sia alla forte presenza di imprese tecnologiche e industriali ad alta innovazione.

L’indagine di Eurostat mette in evidenza anche un persistente squilibrio di genere. Nel 2025 oltre quattro specialisti ICT su cinque erano uomini, pari all’80,5% del totale. Sebbene la presenza femminile sia aumentata di circa tre punti percentuali rispetto al 2015, il settore continua a essere caratterizzato da una forte predominanza maschile.

Le differenze tra i Paesi europei risultano evidenti anche sotto questo profilo. Le percentuali più basse di donne impiegate nelle professioni ICT si registrano in Repubblica Ceca, Ungheria e Slovacchia. Le quote più elevate, invece, appartengono alla Romania, dove le donne rappresentano il 27,8% degli specialisti del settore, seguita da Lettonia e Bulgaria.

I dati confermano quindi che la domanda di competenze digitali continua a crescere in tutta Europa, ma evidenziano anche come l’Italia debba ancora colmare un significativo divario rispetto ai Paesi più avanzati. In un contesto in cui innovazione tecnologica, intelligenza artificiale e trasformazione digitale assumono un ruolo sempre più strategico, investire nella formazione e nell’attrazione di talenti ICT rappresenta una sfida decisiva per la competitività futura del Paese.

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