#WhatsApp ha deciso di andare dritta per la sua strada con l’integrazione di #MetaAI, e lo sta facendo anche a costo di scontentare una parte dell’utenza. Da qualche tempo, infatti, gli utenti dell’#app di #messaggistica si sono ritrovati un nuovo simbolo nella schermata delle #chat: un cerchietto blu con sfumature rosa e verdi, che rappresenta il logo del nuovo assistente virtuale sviluppato da #Meta. È lì, visibile in alto, anche se nessuno lo ha richiesto. E qui nasce il problema: Meta #AI è “opzionale”, dicono da #WhatsApp, ma nei fatti non si può rimuovere. Non è obbligatorio utilizzarlo, certo, ma la sua presenza rimane costante, come un’icona che non si può nascondere. Molti utenti lo considerano un inserimento forzato, una funzione aggiunta senza reale possibilità di scelta. Eppure l’azienda difende la propria decisione: “Riteniamo sia un bene offrire queste opzioni”, ha spiegato un portavoce, ribadendo che ogni feedback viene preso in considerazione. In pratica, Meta AI è stato pensato come uno strumento in più, a disposizione, sempre lì nel caso servisse. Cliccandoci sopra, si apre una chat con un’intelligenza artificiale basata su Llama 4, il modello linguistico sviluppato da Meta, capace di rispondere a domande, dare consigli, aiutare nelle ricerche o suggerire itinerari di viaggio. È accessibile anche dalla barra di ricerca in alto, rendendolo ancora più integrato nella struttura dell’app. La risposta di WhatsApp a chi si lamenta è la stessa che ha già dato in passato per altre funzionalità diventate parte integrante dell’esperienza, come “Stato” o “Canali”: sono lì per offrire più possibilità, non per costringere nessuno a usarle. L’azienda tiene anche a sottolineare che le conversazioni con Meta AI non interferiscono con le chat private, che restano coperte da crittografia end-to-end, quindi sicure e riservate. Ma al di là delle rassicurazioni tecniche, resta il fatto che molti utenti si aspettavano una maggiore libertà di scelta, magari con la possibilità di nascondere o disattivare completamente la funzione. Invece, Meta AI si presenta come una presenza silenziosa ma costante, una novità destinata a restare. È il segno di una tendenza ormai chiara nel mondo delle app: l’intelligenza artificiale non è più solo uno strumento che si può cercare, ma diventa parte dell’ambiente, parte dell’interfaccia, qualcosa che esiste a prescindere. E a chi non piace, per ora, non resta che ignorarlo.

Cyber Resilience Act, arrivano i primi obblighi concreti per chi sviluppa software
Il #CyberResilienceAct non è più soltanto una normativa da tenere d’occhio. Dall’11 settembre 2026 sono infatti entrati in vigore i primi obblighi concreti previsti dal regolamento europeo sulla #cybersicurezza dei prodotti con elementi digitali. Per chi sviluppa #software, #hardware connesso o prodotti digitali destinati al #mercatoeuropeo, significa iniziare a considerare la sicurezza informatica come una responsabilità che riguarda l’intero ciclo di vita del prodotto. La prima scadenza riguarda in particolare la gestione degli incidenti. I produttori devono segnalare le vulnerabilità attivamente sfruttate e gli incidenti gravi che compromettono la #sicurezza dei prodotti interessati. La segnalazione deve avvenire attraverso la piattaforma


