IA e diritto penale: cosa punisce davvero il nuovo disegno di legge italiano

Nel giugno 2025, la Camera dei Deputati ha approvato un disegno di legge sull’intelligenza artificiale che ha acceso il dibattito, soprattutto per un passaggio: l’introduzione di #sanzioni penali legate all’uso dell’IA. Alcune testate hanno parlato di pene per chi “utilizza sistemi di intelligenza artificiale”, alimentando il timore di una stretta generalizzata. Ma è davvero così?

La risposta, se si guarda con attenzione al testo normativo, è più articolata. Il provvedimento, infatti, non criminalizza l’#intelligenzaartificiale in sé, né tantomeno l’uso comune o professionale di strumenti basati su IA. Piuttosto, si concentra su condotte specifiche e già sensibili sotto il profilo giuridico, come la violazione del diritto d’autore, in particolare quando riguarda l’addestramento dei modelli #AI.

Il nodo dell’addestramento e del copyright

Una delle parti più controverse del disegno di #legge riguarda l’impiego di testi, immagini e dati protetti da copyright per alimentare i modelli di intelligenza artificiale. L’art. 25 del testo prevede sanzioni per chi estrae contenuti coperti da diritti senza autorizzazione per fini di addestramento. Il principio è semplice: così come non si può pubblicare un libro altrui senza permesso, allo stesso modo non si possono usare opere protette per “nutrire” un’intelligenza artificiale, se questo avviene senza consenso.

Non si tratta quindi di una crociata contro la tecnologia, ma di un’estensione dei diritti esistenti all’era digitale. La novità è che, in alcuni casi, la violazione non sarà più solo civile, ma potrà anche configurare un reato.

Nessuna “colpa per l’uso dell’IA”

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare leggendo certi titoli allarmistici, il disegno di legge non penalizza l’uso lecito dell’IA, né impone limiti generalizzati al suo sviluppo. Chi utilizza strumenti come chatbot, generatori di immagini, assistenti virtuali o software decisionali non è esposto a rischi penali — a meno che non utilizzi quei sistemi per scopi illeciti.

Del resto, la stessa architettura normativa europea (si veda l’AI Act approvato nel 2024) si basa su un principio di regolazione proporzionata al rischio: più un sistema può impattare sui diritti fondamentali (pensiamo all’uso dell’IA nella giustizia o nella sanità), più le regole sono severe. Ma nessuno prevede che l’uso quotidiano dell’IA, o il suo sviluppo in ambito industriale o accademico, debba essere soggetto a sanzioni.

Quale responsabilità, allora?

Il cuore del problema è stabilire chi è responsabile quando un sistema di IA produce effetti dannosi. La legge italiana, come la maggior parte delle normative europee, non riconosce soggettività giuridica alle macchine: la responsabilità resta in capo agli esseri umani. Questo significa che, in caso di danno, il colpevole sarà il programmatore, il fornitore o l’utente, a seconda delle circostanze e del grado di consapevolezza del rischio.

Un sistema AI che prende decisioni discriminatorie, per esempio, non sarà perseguibile in sé, ma lo sarà chi l’ha costruito o impiegato senza adeguati controlli. Questo principio guida tanto la disciplina penale quanto quella civile.

Tra tutela e progresso

Il nuovo disegno di legge sull’IA non deve essere letto come un tentativo di frenare l’innovazione, ma come uno strumento per fissare limiti giuridici chiari, proteggere i diritti (a partire da quelli d’autore) e responsabilizzare chi opera nel settore.

In un contesto dove l’intelligenza artificiale evolve rapidamente, il diritto fatica a tenere il passo. Ma una cosa è certa: la legge non può — e non deve — punire l’uso consapevole, etico e creativo della tecnologia. Piuttosto, deve tutelare i cittadini dagli abusi, garantendo uno sviluppo sostenibile e sicuro dell’IA.

Come sempre, serve equilibrio: regole che non soffochino l’innovazione, ma che ne guidino l’evoluzione nel rispetto della dignità umana, della legalità e della trasparenza.

VUOI APPROFONDIRE I TEMI DI QUESTO ARTICOLO?

Continua a leggere:

Privacy e marketing, il Garante multa TIM per 9,5 milioni e Lusha per 2 milioni

Due #sanzioni per un totale di oltre 11 milioni di euro riportano al centro una delle questioni più delicate del #marketing contemporaneo: fino a che punto un’azienda può raccogliere, utilizzare, acquistare o condividere i dati delle persone per contattarle e proporre prodotti e servizi? A rispondere, con due provvedimenti distinti ma accomunati dal tema della protezione dei dati personali, è stato il #Garante della #Privacy, che tra luglio e agosto ha sanzionato #TIM per oltre 9,5 milioni di euro e #Lusha Systems Inc., società statunitense specializzata nella raccolta e commercializzazione di informazioni professionali, per 2 milioni di euro. Due casi

Leggi Tutto »

Google cambia le regole della SEO in Europa: cosa succede ai siti aziendali

Dal 30 agosto 2026 #Google ha modificato in #Europa il modo in cui interviene contro una pratica conosciuta nel mondo della SEO come #ParasiteSEO, ovvero l’utilizzo della reputazione di un sito autorevole per far ottenere visibilità a #contenuti di terze parti. Una novità apparentemente molto tecnica, ma che può avere conseguenze concrete per aziende, editori e proprietari di siti web che ospitano al loro interno pagine gestite da partner, collaboratori o soggetti esterni. La modifica riguarda infatti la cosiddetta Site Reputation Policy, introdotta da Google nel 2024 per contrastare l’abuso della reputazione dei #siti e recentemente rivista nello Spazio economico

Leggi Tutto »

Dalla banda ultralarga al Fascicolo sanitario: il futuro digitale è già arrivato?

Quando il Piano nazionale di ripresa e resilienza  (PNRR) è stato lanciato, l’obiettivo era ambizioso: utilizzare le risorse europee per accelerare la #trasformazionedigitale dell’Italia, ridurre il divario tecnologico con gli altri Paesi dell’Unione e modernizzare servizi pubblici, infrastrutture e imprese. A distanza di alcuni anni, è possibile tracciare un primo bilancio. Il quadro che emerge è fatto di importanti progressi, ma anche di ritardi, #difficoltàoperative e sfide ancora aperte. Una parte consistente delle risorse del #Pnrr è stata destinata alla digitalizzazione. L’Italia ha investito quasi 50 miliardi di euro nelle politiche digitali, ai quali si aggiungono altri finanziamenti provenienti dai

Leggi Tutto »

Come usare l’intelligenza artificiale in ufficio: strategie, vantaggi e regole per lavorare meglio senza rischi

L’intelligenza artificiale è ormai entrata nella quotidianità di milioni di lavoratori. Se fino a poco tempo fa veniva utilizzata soprattutto per sperimentare #chatbot e generatori di immagini, oggi rappresenta uno strumento concreto per aumentare la produttività, semplificare attività ripetitive e velocizzare molti processi aziendali. Tuttavia, utilizzare l’#AI in modo efficace non significa delegare ogni compito a un #assistentevirtuale. Al contrario, richiede metodo, consapevolezza e alcune semplici precauzioni. Uno degli errori più comuni è considerare l’intelligenza artificiale come un sostituto del lavoro umano. In realtà il suo valore emerge quando viene impiegata come supporto. Può aiutare a scrivere una prima bozza

Leggi Tutto »

Vuoi un riferimento unico per la digitalizzazione della tua azienda?