Cybersecurity Act 2 l’Europa alza il livello sulla sicurezza delle infrastrutture digitali

Con il #Cybersecurity Act 2 l’Unione europea compie un passo deciso verso una concezione più matura e politica della sicurezza informatica. La proposta presentata dalla #Commissione #europea non si limita ad aggiornare strumenti tecnici o a rafforzare le difese contro gli #attacchicyber, ma ridisegna l’intero perimetro della #protezione #digitale europea, collocandola esplicitamente nel contesto delle tensioni geopolitiche globali.

Rispetto al primo Cybersecurity Act del 2019, il contesto è profondamente cambiato. Gli attacchi informatici non sono più eventi isolati o circoscritti a singole aziende: colpiscono infrastrutture critiche, servizi essenziali, istituzioni pubbliche e cittadini, spesso come parte di strategie più ampie di destabilizzazione. Il cyberspazio è diventato un vero e proprio terreno di conflitto, dove criminalità organizzata, attori statali e interessi geopolitici si sovrappongono.

È in questo scenario che Bruxelles sceglie di intervenire con un approccio più incisivo. Il Cybersecurity Act 2 rafforza innanzitutto il ruolo dell’#ENISA, trasformandola da agenzia prevalentemente di supporto e coordinamento a soggetto con funzioni operative più marcate. ENISA diventerà un punto di riferimento unico per la segnalazione degli incidenti informatici, riducendo la frammentazione degli obblighi di notifica e facilitando la risposta coordinata agli attacchi, in particolare a quelli di tipo ransomware.

Accanto a questo, l’agenzia sarà chiamata a sviluppare capacità comuni di gestione delle vulnerabilità e a offrire servizi di assistenza alle imprese colpite, in collaborazione con le autorità nazionali e con Europol. È un cambio di passo significativo, che riconosce come la sicurezza informatica non possa più essere demandata esclusivamente agli Stati membri, ma richieda una regia europea.

Il cuore più innovativo – e politicamente sensibile – della proposta riguarda però la sicurezza delle catene di approvvigionamento ICT. Per la prima volta l’Unione introduce regole vincolanti che permettono di intervenire non solo su aspetti tecnici, ma anche su fattori di rischio legati al contesto geopolitico e al controllo dei fornitori. In sostanza, Bruxelles si riserva la possibilità di escludere dai mercati critici europei aziende collegate a Paesi considerati a rischio per la sicurezza informatica.

Questa scelta segna una rottura con il passato. Finora, strumenti come il Toolbox 5G si basavano su raccomandazioni e misure volontarie, applicate in modo disomogeneo dai diversi Stati membri. Il risultato è stato un mercato frammentato, in cui alcuni Paesi hanno limitato l’uso di fornitori ritenuti sensibili, mentre altri hanno continuato a utilizzarne le tecnologie. Con il Cybersecurity Act 2, l’Unione tenta di superare questa ambiguità, affermando che la sicurezza delle reti non è solo una questione nazionale, ma un interesse comune europeo.

Naturalmente, una simile impostazione solleva interrogativi delicati. Le aziende coinvolte temono discriminazioni basate sull’origine geografica più che su criteri tecnici oggettivi, mentre alcuni osservatori avvertono il rischio di contenziosi legali e tensioni commerciali. Tuttavia, dal punto di vista dell’Unione, la posta in gioco è più ampia: ridurre dipendenze strategiche, rafforzare la resilienza delle infrastrutture critiche e proteggere il funzionamento del mercato interno in un contesto di competizione globale sempre più aspra.

Il pacchetto include anche una riforma del sistema europeo di certificazione della sicurezza informatica, finora ritenuto troppo lento e poco efficace. L’obiettivo è rendere le certificazioni più snelle e allineate agli standard internazionali, favorendo prodotti e servizi sicuri fin dalla fase di progettazione. Parallelamente, vengono introdotte semplificazioni alla direttiva NIS 2 per ridurre gli oneri burocratici sulle imprese, soprattutto le più piccole, senza abbassare il livello di protezione.

Il Cybersecurity Act 2 racconta un’Europa più consapevole della propria vulnerabilità digitale e più determinata a difendere la propria autonomia tecnologica. Non si tratta solo di contrastare hacker e ransomware, ma di affermare un principio politico: in un mondo iperconnesso, la sicurezza informatica è parte integrante della sicurezza collettiva.

Il percorso legislativo sarà lungo e complesso, e il dibattito tra Parlamento, Consiglio e Stati membri metterà in luce interessi divergenti. Ma una cosa appare ormai chiara: per l’Unione europea la cybersicurezza non è più un tema tecnico riservato agli specialisti, bensì una leva strategica fondamentale per proteggere economia, democrazia e cittadini.

VUOI APPROFONDIRE I TEMI DI QUESTO ARTICOLO?

Continua a leggere:

Google cambia le regole della SEO in Europa: cosa succede ai siti aziendali

Dal 30 agosto 2026 #Google ha modificato in #Europa il modo in cui interviene contro una pratica conosciuta nel mondo della SEO come #ParasiteSEO, ovvero l’utilizzo della reputazione di un sito autorevole per far ottenere visibilità a #contenuti di terze parti. Una novità apparentemente molto tecnica, ma che può avere conseguenze concrete per aziende, editori e proprietari di siti web che ospitano al loro interno pagine gestite da partner, collaboratori o soggetti esterni. La modifica riguarda infatti la cosiddetta Site Reputation Policy, introdotta da Google nel 2024 per contrastare l’abuso della reputazione dei #siti e recentemente rivista nello Spazio economico

Leggi Tutto »

Dalla banda ultralarga al Fascicolo sanitario: il futuro digitale è già arrivato?

Quando il Piano nazionale di ripresa e resilienza  (PNRR) è stato lanciato, l’obiettivo era ambizioso: utilizzare le risorse europee per accelerare la #trasformazionedigitale dell’Italia, ridurre il divario tecnologico con gli altri Paesi dell’Unione e modernizzare servizi pubblici, infrastrutture e imprese. A distanza di alcuni anni, è possibile tracciare un primo bilancio. Il quadro che emerge è fatto di importanti progressi, ma anche di ritardi, #difficoltàoperative e sfide ancora aperte. Una parte consistente delle risorse del #Pnrr è stata destinata alla digitalizzazione. L’Italia ha investito quasi 50 miliardi di euro nelle politiche digitali, ai quali si aggiungono altri finanziamenti provenienti dai

Leggi Tutto »

Come usare l’intelligenza artificiale in ufficio: strategie, vantaggi e regole per lavorare meglio senza rischi

L’intelligenza artificiale è ormai entrata nella quotidianità di milioni di lavoratori. Se fino a poco tempo fa veniva utilizzata soprattutto per sperimentare #chatbot e generatori di immagini, oggi rappresenta uno strumento concreto per aumentare la produttività, semplificare attività ripetitive e velocizzare molti processi aziendali. Tuttavia, utilizzare l’#AI in modo efficace non significa delegare ogni compito a un #assistentevirtuale. Al contrario, richiede metodo, consapevolezza e alcune semplici precauzioni. Uno degli errori più comuni è considerare l’intelligenza artificiale come un sostituto del lavoro umano. In realtà il suo valore emerge quando viene impiegata come supporto. Può aiutare a scrivere una prima bozza

Leggi Tutto »

La scrittura entra in una nuova era: Google investe nei “secondi cervelli”

La #paginabianca potrebbe presto diventare un ricordo. L’intelligenza artificiale sta infatti trasformando il modo in cui nascono documenti, appunti e contenuti, spostando il proprio intervento ancora prima della fase di scrittura vera e propria. L’obiettivo non è più soltanto aiutare a trovare le parole giuste, ma facilitare l’organizzazione delle idee e ridurre il tempo che separa un pensiero dalla sua traduzione in un testo. Uno dei segnali più evidenti di questa evoluzione è arrivato da #Google, che durante la conferenza I/O 2026 ha presentato Docs Live, una nuova funzione integrata in #GoogleDocs e alimentata dal modello #Gemini. Il sistema consente

Leggi Tutto »

Vuoi un riferimento unico per la digitalizzazione della tua azienda?